Il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense costituisce attualmente l’unica struttura che detiene una banca dati pubblica online
contenente le informazione utili da un punto di vista identificativo
dei cadaveri sconosciuti che arrivano presso l’Obitorio Civico di Milano
e l’Istituto di Medicina Legale.
Il problema dei cadaveri sconosciuti coinvolge non solo l’Italia, ma anche il resto d’Europa e gli Stati Uniti, con dati frammentari a causa dell’assenza di strutture di controllo sul territorio: attualmente sono oltre 80 i cadaveri ancora non identificati giunti al LABANOF dal 1995 ad oggi, e più di 800 a livello nazionale secondo il Ministero dell’Interno.

L'identificazione di resti umani sconosciuti non solo fornisce un contributo determinante alle indagini giudiziarie in ambito penale (si pensi all’importanza di identificare la vittima di un omicidio per far procedere le indagini), ma, permettendo la dichiarazione di morte di uno specifico soggetto, risulta di fondamentale importanza anche in ambito sociale e civile (potendo dipendere dall’identificazione di un cadavere questioni riguardanti successioni, assicurazioni, etc).
A tali obblighi si aggiungono le imprescindibili ragioni morali che richiedono l’assegnazione di un nome, e quindi di una storia, ai resti umani privi di identità.

Nel corso dei suoi primi 15 anni di vita il Laboratorio ha lavorato a centinaia di casi giudiziari per conto di Procure di tutta Italia e della Svizzera italiana. Svolge inoltre attivitā di ricerca e di sviluppo nelle diverse aree e discipline di studio, ed ha pubblicato oltre 150 articoli scientifici sulle principali riviste scientifiche nazionali ed internazionali sui suddetti argomenti; ha inoltre redatto il primo atlante di antropologia ed odontologia forense.
Nel corso degli anni il Labanof ha ospitato centinaia di professionisti, studenti e membri delle Forze dell'Ordine, sia italiani che stranieri, giunti a scopo di formazione in ambito antropologico forense ed č coinvolto in progetti di ricerca con diversi Paesi EU.

Il Laboratorio collabora attivamente con il Ministero dell’Interno per la costituzione di un database nazionale che raccolga le informazione utili da un punto di vista identificativo delle persone scomparse e dei cadaveri sconosciuti.
Il Labanof ha trattato oltre 500 casi di resti umani di cadaveri sconosciuti per numerose Procure d’Italia e del Canton Ticino e collabora con la trasmissione “Chi l’Ha Visto”, con l’Associazione Penelope (per le persone scomparse) e con gruppi internazionali quali la Doe Network.

COME SI IDENTIFICA UN CADAVERE?
Il primo passo nell'identificazione consiste, qualora i resti siano gravemente compromessi, nella diagnosi di specie, per capire se si tratti di materiale umano. Una volta accertata la natura umana, viene eseguita la diagnosi di sesso e di età tramite le procedure antropologiche ed odontologiche più avanzate. Rilevante risulta inoltre l’accertamento del gruppo etnico di appartenenza e altri connotati quali l’altezza, malattie pregresse, interventi chirurgici ed odontoiatrici. Infine, si può dare un volto ai resti tramite la ricostruzione facciale da divulgare insieme all’identikit, chiamato in gergo tecnico il “profilo biologico” (cfr apposita sezione).

Una volta che si ha un sospetto di identità si prosegue alla comparazione dei dati antemortem e dei dati postmortem.
L’identificazione personale infatti si basa unicamente su un’attività di confronto di parametri biologici fra le informazioni del sospetto d’identità e quanto rilevato dall’esame autoptico e dall’indagine antropologica dei resti.
Il Laboratorio effettua identificazione personale di cadaveri tramite diversi approcci; in particolare, è possibile procedere ad identificazione tramite metodiche antropologiche attraverso il confronto di caratteri rilevabili su resti di tessuti molli e sulle ossa.

Anche le metodiche di tipo odontologico hanno un ruolo spesso decisivo nel campo dell’identificazione: l'esame dei denti assume un'importanza fondamentale con la comparazione tra dati dentali postmortali, riassunti in una scheda durante l'esame cadaverico, e quelli raccolti del soggetto in vita (ante mortem).
Un ulteriore studio identificativo basato sulla morfologia dentaria consiste nel confronto computer-assistito tra profili dentali e delle rughe palatine, immortalate in vita dall’esecuzione di calchi a scopo odontoiatrico.
Il Laboratorio esegue confronti fra fotografie di soggetti sorridenti i cui profili dentali vengono sovrapposti a quelli di riproduzioni in gesso di dentature di cadaveri.

Le metodiche dattiloscopiche applicate su cadavere ben conservato sono tra le più accreditate ai fini identificativi. Le impronte digitali infatti possiedono un elevato potere individualizzante, in quanto originate da un processo casuale che rende, ad esempio, diversi i profili dattiloscopici anche nei gemelli omozigoti. Le impronte digitali, sebbene danneggiate dai processi di decomposizione o di carbonizzazione, possono essere ripristinate con l’utilizzo di particolari accorgimenti di natura chimica che consentono in tal modo di ottenere un profilo dattiloscopico di confronto per l’eventuale identificazione. Il Labanof si occupa della ricostruzione delle creste papillari nei casi di cadaveri compromessi per fenomeni putrefattivi, per poi fornire ai dattiloscopisti delle Scientifiche impronte utilizzabili per la ricerca AFIS.

ATTIVITA’ DI RICERCA
Il Labanof effettua attività di ricerca e sviluppo nei diversi campi dell’identificazione generica e personale: dal perfezionamento delle metodiche di diagnosi di specie allo sviluppo e standardizzazione dei metodi di stima dell’età (in collaborazione con altre Università Europee) su cadavere.
Nel campo dell’identificazione specifica, effettua studi sulla standardizzazione dei metodi di confronto radiografico del materiale ante e post mortem e sull’affidabilità dei metodi di identificazione odontologica basati sul profilo dentario e le rughe palatine; effettua ricerca anche su nuove metodiche di restituzione delle impronte digitali.








