LABANOF - Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense - Sezione di Medicina Legale - Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute - Università degli Studi di Milano

LABANOF - UMANITARIO

L'antropologia per la dignità  e i diritti umani

La medicina legale umanitaria sul vivo 


Secondo la Convenzione di Ginevra 1951, con il termine rifugiato si identifica qualsiasi persona perseguitata per ragioni legate alla sua etnia, religione, nazionalità, opinioni politiche o gruppo sociale che si trova fuori dal suo Stato di appartenenza, e non può o non vuole ritornarvi.
Il termine "tortura" indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali. Per contrastarla sono state create apposite linee guida volte alla ricerca e alla documentazione dei segni del maltrattamento. Ad esempio con il Protocollo di Istanbul, è stata redatta una guida pratica per i medici che si trovano a dover accertare sui corpi dei rifugiati la presenza di segni di tortura o violenza.

L’attività del LABANOF per i richiedenti asilo
La città di Milano che ha sempre dimostrato un vivo interesse per l’accoglienza e l’assistenza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, grazie al Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute presso la Sezione di Medicina Legale (e il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense – LABANOF), ha istituito un servizio per l’accertamento di eventuali lesioni subite dai rifugiati e richiedenti asilo, e per l’accertamento dell’età di minori non accompagnati, inquadrati all’interno del sistema Sprar in base alla Convenzione stipulata tra il Comune di Milano (Ufficio Stranieri), Cooperative ed Enti (Terre Nuove, Farsi Prossimo, Casa della carità, per citarne alcune), la sezione di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano e il Servizio di Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda di Milano. Il personale impiegato in questa attività è composto da due specialisti in medicina legale, quattro specialisti in formazione, un odontoiatra e un antropologo.

La visita del richiedente asilo presso il Labanof
Il richiedente asilo viene sottoposto a un’intervista, sempre alla presenza di un mediatore, in cui gli viene chiesto di raccontare la sua storia e cosa lo ha portato a fuggire dal proprio paese di origine, concentrandosi sugli episodi violenti che lo hanno coinvolto e con quali mezzi sono state prodotte le lesioni, al fine di ricostruire nel modo più chiaro possibile una mappa delle cicatrici presenti sul suo corpo.

Questi viene poi sottoposto alla visita medica vera e propria, in cui vengono descritti e fotografati in modo dettagliato, previo consenso della persona stessa, i segni presenti sul corpo. Infine il richiedente asilo viene sottoposto a esame obiettivo, in cui vengono valutati i parametri essenziali e si verifica l’attuale stato di salute della persona. Segue poi la fase dedicata alla stesura della relazione, in cui viene riportata la storia del paziente, gli eventi che lo hanno portato lontano dal proprio paese, i dati salienti riguardanti l’esame obiettivo, una descrizione dettagliata delle cicatrici documentate alla visita, corredata da fotografie e, infine la discussione medico legale e l’attribuzione del grado di coerenza delle lesioni, in accordo con quanto stabilito dal Protocollo di Istanbul.
La documentazione viene poi consegnata direttamente al richiedente asilo, il quale ha piena libertà di scelta nel rendere disponibile alla consultazione il documento, durante l’audizione con la Commissione Territoriale.

La visita dei minori non accompagnati presso il Labanof
La visita medica del minore non accompagnato consiste nella raccolta di dati anamnestici e in un esame obbiettivo del minore; vengono poi valutate l’ortopantomografia e le radiografie del polso e della mano non dominante per determinare l’età biologica dell’individuo. Infine viene redatta una relazione che include la storia del paziente, l’anamnesi, i tratti principali dell’esame obbiettivo e la determinazione della maggiore o minore età biologica dello stesso.